“Non si dà amore senza possibilità di tradimento così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore”(U. Galiberti).

Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte.

Per la vecchia psicoanalisi quando si ama un altro in realtà si ama sempre se stessi, si ama la nostra rappresentazione ideale che vediamo riflessa nell’amato. Una   visione dell’amore che ci appare del tutto disincantata e poco tenera, eppure in parte realistica.

Ci sono tuttavia amori che sono la prova contraria di tali valutazioni ciniche.  Sono amori dove in primo piano vi è il reale differente dell’altro, amori ove si rispettano le diversità e ci si sazia di esse. Sono amori complessi da costruire che non nascono dai i primi incontri, ma che arrivano solo dopo esperienze e consapevolezze dolorose e talvolta sconvolgenti.

Tuttavia anche questi amori non sono al riparo dal famelico tradimento.  Paradossalmente l’amore simbiotico risulta più resistente al tradimento in quanto chi ama, ama poi fondamentalmente se stesso e per coerenza se tradisce dovrà necessariamente tradire se stesso. Questo amore si protegge dal tradimento grazie alle sue nocive coerenze e se uno dei due tradirà avrà inevitabilmente smesso di amare.

L’amore maturo che si nutre di differenze e di spazi di solitudine, vede il tradimento comparire pian piano,  si insinua tra i silenzi del cuore e la compresenza dell’amore.

Ed ecco nascere l’oneroso dilemma del perdono…

Ma cos’è il perdono, se non la cessazione del risentimento e il voler rifiutare le punizioni o le vendette nei riguardi di chi ha sbagliato? Perdonare è dunque condonare e  riposizionare in  un delicato equilibrio la relazione di coppia.

Tale percorso risulta lungo, complesso e ricco di tumultuosi ripensamenti, di tensioni ed incertezze, causate da fosche ombre che spadroneggiano tra i ricordi.

Tale contorto viaggio possiede due diverse forme di perdono: il perdono condizionato e quello incondizionato.

Nel primo caso è obbligatorio stabilire vincoli a cui deve attenersi chi vuole essere perdonato:

  1. Chi ha tradito deve volere il perdono
  2. Chi ha tradito deve fare quello che gli si chiede.
  3. Chi ha tradito deve essersi pentito per l’errore commesso.

Tale forma di perdono celebra molto il concetto di amore condizionato, dove si ama solo se l’altro fa determinate cose o si comporta in una determinata maniera.

Con tale pratica è opportuno tener conto di alcuni aspetti focali, che è di base un baratto, uno scambio e che non è un gesto generoso d’amore. Difatti si perdona solo se  è conveniente e solo se si guadagna qualcosa. Accade dunque che il maturo gesto del perdono non dipenda più da se stessi  ma impropriamente finisca nelle mani dell’altra persona.

Riflettendo, se il fine ultimo del perdono è quello di liberarsi dalle zavorre pesanti stracolme di risentimenti e rancori che rendono la vita sempre più scarna di passaggi di felicità e se dunque il perdono libera, cosa accade se l’altro non vuole farsi perdonare e non è per nulla pentito?

Nessun perdono, nessuna liberazione, nessuna felicità?

Il perdono condizionato è un viaggio periglioso e un’arma a doppio taglio.

In apparenza può far sentire più forte dell’altro in quanto la situazione appare ricondotta su un piano subordinato,  in cui chi è tradito comanda e l’altro esegue.

Ma ciò non è sano in quanto rende la vitima completamente vulnerabile e dipendente dalle scelte altrui.

Il perdono condizionato purtroppo si fonda sulla subdola alternanza integrata del senso di colpa con meccanismi di disimpegno morale e dunque di autoassoluzione.

Può accadere quindi che il perdono cada vittima di giustificazioni morali con cui l’altro motiva la condotta agita con fini superiori, non dipendenti direttamente da lui(es. Ero ubriaco,  in preda all’alcool!).

Oppure può accadere che l’altro ridimensioni il dolore causato attraverso una distorsione concettuale del vero significato dell’azione.(es. E’ stato solo sesso!) oppure operi mediante un confronto tra la propria azione e condotte moralmente peggiori.( es. In fin dei conti mica ho ammazzato qualcuno?)

Il perdono potrebbe risultare inoltre vittima sia del dislocamento della responsabilità(es. Mi ha provocato di continuo, finché poi sono stato costretto a cedere), sia della diffusione della responsabilità(es. Sono cose che accadono a tutte le coppie prima o poi!) e sia della distorsione delle conseguenze.(es. In fondo, non è cambiato nulla, ti amo più di prima!)

Il perdono potrebbe infine venire snaturato da meccanismi tanto subdoli quanto malefici, quali la deumanizzazione(es. Tu non sai cos’è l’amore…e cosa significhi  soffrire per amore..);  l’attribuzione di colpa( es. Tu poi.. Mi lasciavi sempre da solo…)

A questo punto sembra proprio che ci siano ottime ragioni per lasciar perdere il perdono condizionato a favore del perdono incondizionato.

 

Col perdono incondizionato perdoni chi ti ha fatto del male, senza se e senza ma, perdoni e basta.

  1. Non pretendi nulla in cambio. L’altro non deve chiederti scusa, non deve essere pentito.
  2. Concedi il tuo perdono, elimini le emozioni negative, perché scegli di farlo.
  3. In questo caso la tua vita è completamente nelle tue mani, sei libero di scegliere di restare con questa persona o di lasciarla per sempre.
  4. L’emozione negativa legata al danno subito non dipende dalle scelte dell’altro.
  5. Scegli di perdonare senza chiedere niente e questo ti libera dalla sofferenza e ti porta alla felicità.

Il grande dilemma è che questo perdono è difficilissimo.

Occorre opporsi a tutti gli schemi sociali che circondano l’uomo sin dalla nascita e che concedono il perdono solo se vi è l’espiazione di una pena.

La prima ragione per cui è difficile perdonare è l’emozione negativa che si prova per quello che è successo.

La seconda ragione per cui è difficile perdonare è la paura di soffrire, o meglio di risoffrire,  si è convinti che se si perdona chi ci ha fatto del male, lo rifarà.

La terza ragione è che ci si sente vittima di un ingiustizia e si è costantemente alla ricerca di giustizia per il torto subito, ma ahimè,  il confine tra giustizia e vendetta si fonda su un crinale sottile e labile.

Il perdono si erige sul bene che si nutre per se stessi. Più si è alla ricerca del bene più sarà semplice  perdonare.

Perdonare è un arte che si apprende e nessuno può definirsi inabile al perdono se solo  un giorno ha saputo Amare.

 

A cura della dott.ssa Sabrina Polverino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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